Blow Up #143 - aprile 2010
// aprile 19th, 2010 // No Comments » // News, Recensioni
// aprile 19th, 2010 // No Comments » // News, Recensioni
// marzo 19th, 2010 // No Comments » // Recensioni
Dopo l’omonimo Ep di un paio d’anni fa i Contraband ritornano con questo disco, il loro primo sulla lunga distanza. Da quell’Ep sono ripresi ed espansi, riregistrati e rilavorati (in certe tracce la novità più interessante e l’aggiunta della voce) la maggior parte dei pezzi ed in più se ne aggiungono di nuovi. La differenza la fa la nuova registrazione (parecchio più professionale rispetto alla precedente) che mette meglio in risalto le qualità del gruppo e ci restituisce le loro capacità a pieno regime. Il duo bolognese sta sempre dalle parti di un rock’n'roll (o meglio un drum’n'bass) millimetrico e schematico suonato solamente con basso e batteria, loro la chiamano “Hard Bass Guerriglia”, ed in effetti l’ascolto lascia il gusto di una sfida alla musica banale con l’aiuto dei colpi assordanti degli amplificatori.
Alla luce di tutto questo, ora è anche più chiaro il loro sforzo di proporre un sound più funky e groovoso, che certo si discosta dai nomi tutelari del genere più votati ad esibire dei tour de force strumentali nichilistico rumoristi. L’affascinante giro di basso in “Morphine” con la batteria mai cosi vicina a quella elettronica e l’urlo ben assestato contro l’economia capitalista più selvaggia di “La Crisi”, rappresentano in maniera eloquente lo stato di un suono fresco ed originale. Siamo sulla buona strada.
marcello consonni ru rock.it
// marzo 17th, 2010 // No Comments » // Recensioni
We Are Contraband è un duo bolognese di batteria e basso più voce. Dodici brani decisamente fisici. Passano velocemente e furiosamente dall’hard rock al punk inserendo elementi di bass-synth e evoluzioni drum’n’bass come in ‘Morphine’, canzone dedicata alla band dello scomparso Mark Sandman. ‘Urlo Negro’, cover deiBlackmen, è un’eccellente rivisitazione del brano originale. Molte altre sono le intuizioni che il duo traduce in semplici note come quelle che si trovano nel pezzo ‘Dexter E La Motosega’ che prende il nome dal poliziotto e serial killer Dexter Morgan: un inizio synthetico di basso che simula i ritmi funk stile NYC anni ’70. In alcuni casi ci ricordano i primissimi e minimali Appaloosa, ma per il resto, il “made in Contraband factory” è abbastanza certificato. Bravi anche per lo sforzo di self-marketing con cui distribuiscono il loro prodotto. [***]
Andrea Rocca su nerdsattack.net
// marzo 17th, 2010 // No Comments » // Recensioni
I We are Contraband sono un duo bolognese, che dopo aver suonato in vari gruppi, tre anni fa hanno deciso di fare da soli e di creare questa nuova realtà musicale. Il duo ha deciso di esprimersi in maniera essenziale, dato che è dotato soltanto di basso e batteria, ma state tranquilli che non si sente la mancanza della chitarra.
Il loro genere è hard bass, vale a dire che coniugano punk, hard rock e drum’n’bass. In diversi brani, infatti, il ritmo è sincopato e strutturato attorno ad una base funky, che permette ora delle deviazioni jazzistiche (Senso inverso), ora delle deviazioni verso il crossover con elementi hip hop (Centoventi).
Tuttavia, il brano che forse li rappresenta maggiormente è Trapano e trapunta, perfettamente sospeso tra il crossover e l’hardcore di scuola Minutemen. L’hardcore è invece totalmente liberato ne La crisi, dotato di una buona dose di noise.
Intrigante poi risulta l’omaggio a Mark Sandman in Morphine, dove il drum’n’bass si scontra con il dub e con la circolarità sincopata del p-funk.
I testi sono sempre in italiano e le tematiche trattano la rabbia, la goia e la presa di coscienza sempre filtrati da una lettura molto personale della realtà.Vittorio Lannutti su kathodik.it
// febbraio 3rd, 2010 // No Comments » // Recensioni
I we are contraband, duo bolognese di musica particolare basso e batteria, arrivano con “hard bass guerriglia” carichi di tantissime, interessanti influenze. giocando divisi tra hard rock, punk e drum’n'bass ci presentano quaranta minuti del loro personalissimo genere. i primi tre minuti sono una cover di uno dei pezzi più interessanti, di sempre, del panorama italiano relativo al periodo beat. “urlo negro“, brano originariamente dei Blackmen, riarrangiato in maniera più aggressiva riuscendo a trasmettere stupendamente la rabbia del testo e il cantato (”ti odierò finchè il signore non mi porterà con sè” è comunque una bella frase). “dexter e la motosega” è il brano in cui si sente di più l’influenza hard rock del gruppo (insieme a “trapano e trapunta“). “ci sta sul cazzo quando dicono che assomigliamo a qualcun altro” sembra una semplice jam, un divertente giro con qualche piccola variazione che mira a dare più risalto al titolo che alla musica. con “sensoinverso” si può capire in pieno cos’è la guerriglia hard bass: giri di basso che degenerano in un vero punk spedito e veloce con stacchi da capogiro. le mille e mille influenze che costituiscono il bagaglio del gruppo saltellano qua e là dai gruppi di Mike Patton ai Battles, dai Death from above 1979 agli italianissimi Lnripley. difficile da catalogarli tutti, e allora ci aiutano loro: “morphine“, omaggio al gruppo di Mark Sandman, è un brano che cresce tra un basso incalzante e una batteria vicinissima alla drum’n'bass, e che per un momento abbandona il classico sound della band. e se volessimo citare, prendendoli anche un pò in giro, i Bluvertigo? a volte “la crisi” è solo una scusa per fare lo stronzo - dicono. quando poi le sonorità si anneriscono, si appesantiscono, si incupiscono che succede? inizia “nero“: con un basso pesante e scuro aiutato da una batteria che si incazza non poco (cose che accadono pure in “l’antipasto“, altro bel pezzone ultradistorto). continuando, troviamo un altro pezzo strumentale, “musefighters“, dedicato in maniera simpaticamente critica ad “aero-zeppelin” dei Nirvana. “centoventi” è un pezzo dal cantato rap, con un ritornello punk, degli stacchi funk e un assolo di basso di tutto rispetto. e infine, “propaganda” è il vero manifesto del gruppo, un gruppo che non fa propaganda, ma solo buona musica, davvero coi controcazzi.
// gennaio 27th, 2010 // No Comments » // Recensioni
I Contraband sono un duo, basso e batteria, ma non assomigliano ai godheadSilo né ai Ruins e non c’entrano un cazzo con i Lightning Bolt o i Testadeporcu o, beh, più o meno qualsiasi altro duo basso-batteria vi possa venire in mente. Per definire il loro suono hanno coniato essi stessi il termine “hard bass“, che nella pratica corrisponde a un malmostoso incrocio tra noise newyorchese tutto spigoli e incedere quadrato, crossover, hardcore (anch’esso newyorchese), math-rock e drum’n’bass però con strumenti veri; a rileggere la descrizione mi rendo conto che potrebbe sembrare un indigeribile beverone di roba presa di peso dalla prima metà del decennio 1990-99 e malamente riproposta in un rigurgito di reducismo dei più molesti. Sbagliato. I Contraband riescono, non so come, a rendere l’insieme qualcosa di organico, sganciato da riferimenti spazio-temporali (nonostante un loro pezzo, Dexter e la motosega, citi un telefilm di cui ignoro totalmente gli estremi), personale nonostante le molteplici influenze (un altro pezzo si intitola, non a caso, Morphine, come il gruppo del povero Mark Sandman), e soprattutto coinvolgente e trascinante come un moshpit a un concerto degli Integrity. Esordiscono nel 2008 con l’EP DebuttoDiBrutto, registrazione integrale della loro prima uscita live, otto strumentali nervosi, incalzanti e obliqui, eseguiti con furia e precisione di pari livello; a volte il basso ipereffettato sembra la replica dei diabolici arricciamenti di una Roland 303 tirata fino al collasso, mentre la batteria procede con la sicurezza e l’implacabilità di Mike Tyson prima di una sfida con un paralitico.
Nel maggio 2009 registrano nello studio di Roberto Passuti (sorta di Jack Endino bolognese però più storto) le tracce del debutto a lunga durata Hard Bass Guerriglia, che esce a dicembre. Aggiungono la voce, che rende l’incedere dei brani meno monolitico ma viene servita da testi (in italiano) a volte non all’altezza, rendendo l’esperimento, per ora, riuscito a metà; a prima botta i momenti più letali rimangono le versioni “definitive” di Ci sta sul cazzo quando dicono che assomigliamo a qualcun altro,Sensoinverso, Morphine (roba già presente nell’EP, qui reincisa) e la terremotante Musefighters, tutti strumentali. Abituatisi ai testi, si insinuano inesorabilmente nella memoria le feroci reiterazioni de La crisi, le grottesche distorsioni de L’antipasto, le cupe tessiture di Nero, la riottosa trasfigurazione di Urlo negro (classico minore del beat italiano dei carneadi Blackmen), le basiche dichiarazioni di intenti di120 e Propaganda. Hard Bass Guerriglia è acquistabile via iTunes, oppure “fisicamente” attraverso il sito o al Disco D’oro di Bologna. L’artwork, onirico, perturbante e sinistramente antropomorfico, è di mio cugino (non sto scherzando).
// settembre 20th, 2008 // No Comments » // News, Recensioni
Online su rockit la prima recensione dell’ep di debutto.